Architettura come strumento.
Il lavoro e la sua esatta forma.
Riducendo all’essenziale gli elementi del comporre architettonico e al minimo le funzioni richieste possiamo concentrarci con maggior nitore su quelli che potremmo definire le invarianti del nostro mestiere d’architetti. Il luogo, la giacitura, la struttura, i materiali, diventano gli elementi principali, se possibile i soli, su cui lavorare e a cui dare attenzione. Parallelamente il contesto, ovvero la società in cui l’architettura si va ad inserire e ancor più il luogo in termini climatici, diventano gli elementi esterni che maggiormente vanno ad influenzare il nostro procedere progettuale: nel primo caso con condizionamenti dettati da convenzioni sociali mentre nel secondo caso adottando soluzioni che possano mediare alle asperità del clima. Se nel caso delle convenzioni si entra nel campo delle mode e delle tendenze con un impatto sempre più pressante nel nostro lavoro e nei desiderata dei nostri clienti, nei confronti della tematica climatica e di quanto questo influenzi o debba influenzare il nostro procedere poco ancora si discute in modo oggettivo e pragmatico. Nel libro del filosofo giapponese Watsuji Tetsurō Vento e terra*, scritto a Tokyo nel 1935, l’autore sottolinea come sin dall’antichità la questione climatica abbia disegnato le forme dell’architettura evidenziando al contrario come le tecnologie dagli inizi del secolo scorso ci abbiamo allontanati da questo antico sapere. Come altresì ricordato da Reyner Banham nel suo libro del 1969 Ambiente e tecnica nell’architettura moderna**, ventilazione naturale, schermatura al sole o la postura del corpo architettonico nei confronti del terreno erano da sempre parte del buon costruire e del fare architettura passato poi in secondo piano con l’avvento delle tecnologie agli inizi del ‘900 per la climatizzazione forzata degli spazi interni. Ora questa modalità di concepire l’architettura, tipica della fine del millennio scorso, è messa sotto accusa per ovvi motivi di consumo d’energia ed è per questo motivo che questa selezione di piccole architetture vuole spingerci a riflettere con maggior nitore su queste grandi tematiche.
Una connessione diretta con l’idea di un abitare primario di non disegno dei volumi, di assenza di conformismi. Architetture come macchine utili. Architetture come strumenti di lavoro.
*Watsuji Tetsurō, Fūdo: Ningengakuteki kôsatsu, Chuokoronsha, Tokyo, 1935.
Traduzione italiana: Vento e terra – Uno studio dell’umano, Mimesi Edizioni, Milano, 2014.
**Reyner Banham, The Architecture of the Well-Tempered Environment, Architectural Press, London, 1969.
Traduzione italiana: Ambiente e tecnica nell’architettura moderna, Laterza, Bari, 1978.